UN’ ULTIMA PREDICA

Grazie!
La malattia è stato un momento di incontro e di grande vicinanza.
Non sono mai stato solo e mai mi sono sentito solo. La fortuna di credere mi ha aiutato a vivere il rapporto con il Signore a partire dalla preghiera di Gesù nell’orto degli ulivi: “Signore allontana da me questa fatica, ma non la mia ma la tua volontà.” E Gesù è stato con me, mi ha dato serenità ed equilibrio nel vivere questa fatica ed è riuscito a non far morire il sorriso sulla vita e la voglia di vivere in pienezza, mi ha aiutato a non fermarmi ma a portare la mia croce nella certezza che Lui era con me sotto la malattia a sostenere il peso del male e le fatiche ad accettarlo. La scoperta più bella è stata la vicinanza, la solidarietà e la disponibilità.
Grazie per la vicinanza nelle preghiere, so quanti hanno pregato per me, ho sentito le vostre preghiere attaccarsi a me e accompagnarmi, portarmi nel cammino e darmi la forza di lottare. La vicinanza nelle preghiera a volte la dimentichiamo ma è una delle tante cose belle del nostro essere cristiani: ci siamo accanto, anche da lontani con quella tenerezza e dolcezza che sono di Gesù e di Maria e possiamo sentire che loro, Gesù e Maria portano le nostre preghiere dove devono andare. (Una persona mi ha detto: la tua malattia mi ha costretto a pregare! E ne sono contento, ho riscoperto un sono! E io mi sono detto la mia malattia ha portato frutto!) È anche vero che abbiamo bisogno anche di un passo successivo, farci “solidali”: portare assieme!
Anche in questo devo dire che sono stato molto fortunato: molti sono venuti a confidarsi le loro fatiche e molti mi hanno chiesto di portare con me le mie, solidali in una vicinanza che crea stima reciproca e dona forza.
Molti sono andati oltre e hanno dato la loro disponibilità con una vicinanza particolare anche nelle cose da fare per me e davvero a loro il mio Grazie!
Ma la scoperta è che la disponibilità non è stata solo nei miei confronti, molti l’hanno immediatamente donata al loro impegno pastorale con il coraggio di prendersi responsabilità in prima persona, di farsi carico non solo della loro presenza ma di una presenza fortemente significativa e qui mi sono detto con serenità: davvero la malattia porta frutto, il Signore ci risveglia e questo mi ha dato una forza incredibile!
Grazie.
Fratelli e nipoti meritano un cenno del tutto particolare, mi hanno fatto sentire la loro stima, la fiducia, la capacità di confidenza profonda la bellezza di una famiglia che si unisce nella fatica e celebra con gioia la bellezza della vita pur nelle profonde fatiche che porta in sé. A loro dico di guardare sempre con fiducia alla vita e di non perdere i vari momenti, sono tutti momenti di vita. So bene le problematiche delle domande a cui rispondere, ma la capacità di entrare in profondità ne fa scoprire una debordante ricchezza di risposte che guardando la vostra storia e mettendola insieme a quella degli altri fa scoprire come davvero anche una semplice famiglia diventa un mondo capace di incidere nel cammino di molti. Grazie!
Ma ritorno sulle scoperte del cammino della malattia per condividere con voi due affermazioni che mi avete sentito dire più volte:
“se la mia vita deve essere più breve di altre, perché dovrei viverla meno bene?”. Il Signore ci invita a scoprire come la vita tutta è bella e deve essere vissuta tutta. Quando andavo a visitare gli ammalati raccomandavo loro di “offrire” la sofferenza per il bene, unendola a quella di Cristo. Ma mi dimenticavo di dire loro di “vivere” la sofferenza e non solo offrirla! Ho imparato che la sofferenza va vissuta cercando di dare continuità alla vita e inserendo in essa la novità della nuova situazione, e non lasciandola fuori in un luogo a parte.
“le luci del mondo illuminano fino alla tomba e si fermano, la luce di Cristo illumina tutta la vita”. Da Papa Francesco. Tutti sentiamo la bellezza della vita finché tutto va bene, poi ci accorgiamo che le “solite” luci non ci bastano più, abbiamo bisogno di luci più forti, o meglio più profonde. La malattia e la sofferenza hanno bisogno di luci piantate su valori grandi che dobbiamo riscoprire nella Parola e nell’incontro diretto con Cristo nell’eucarestia, ed è bello scoprire che questa luce, con l’opportuno tempo di vederla c’è ed è disponibile a guidare ulteriormente la nostra vita.
La preghiera di tutti mi accompagni anche in questo momento all’incontro con il Padre e sarà una gioia grande essere accompagnato dalla preghiera a questo incontro.
Grazie!

don Giampietro

 

…PER LA PACE IN CONGO E SUD SUDAN

DIGIUNO E PREGHIERA PER LA PACE IN CONGO E SUD SUDAN Venerdì 23 febbraio il Papa ha chiesto digiuno e preghiera per la pace. In particolare per la Repubblica Democratica del Congo e per il Sud Sudan. E proprio nel più giovane Paese africano, indipendente dal 2011 e devastato dalla guerra civile dal 2013, opera…

CENTRI ASCOLTO Catechesi Adulti

Sono iniziati gli incontri della catechesi degli adulti nei CENTRI DI ASCOLTO della nostra comunità. Gli incontri si tengono il Martedì e Giovedì alle 20.30 e alle 15.30 I dettagli sui luoghi in cui si svolgono, orari e animatori, si possono trovare nell’apposito volantino in canonica o sugli espositori nelle nostre chiese.

UN PO’ DI LIEVITO – Incontri in Quaresima

UN PO’ DI LIEVITO Conversazioni nel tempo di Quaresima per lasciarsi provocare a vivere da cristiani le sfide di oggi 28 Febbraio – Marco TARQUINIO Direttore di Avvenire Con gli incontri programmati all’interno del periodo forte della Quaresima anche quest’anno le comunità parrocchiali della nostra vicaria di Villafranca/Valeggio hanno voluto proporre a tutto il territorio alcuni…


 

TESTAMENTO “SPIRITUALE”

Dopo alcuni anni di battaglia con la malattia rivedo Il mio testamento spirituale a partire da questa esperienza ricca di provocazioni e di fatiche in cui tante cose vengono riscoperte, altre sembrano nuove, e la vita assume, talora, luci molto diverse in cui ciò che sembrava normale diventa fatica e i pensieri si intersecano sempre con la malattia.
Il Signore mi sta offrendo un grande dono: la serenità nell’affrontare tutto e la vicinanza sua e di tante persone che con la loro preghiera e la loro attenzione mi sostengono. A Lui e a loro il mio grande grazie.

Mi chiedo: cosa ha guidato la mia vita e il mio modo di vivere il sacerdozio?
Domanda sempre capace di mettere in crisi, ma per me oramai da anni fissa su due punti cardine che ritengo di partenza.
Una frase di S. Paolo che S.E. Mons. Carraro ha scritto sul mio breviario il giorno prima del mio diaconato: ”Mihi vivere Christus est” e una meditazione di S.E. Mons. Tonino Bello sulla grandezza dell’uomo attraverso la rilettura del Salmo 8.
Ho cercato di porre al centro di ogni mia scelta Cristo e il dono della vita che ho ricevuto e che in questo periodo di malattia ho sentito particolarmente prezioso.
Credo di poter dire con serenità tre cose:
1. Pur essendo stata la mia vita sacerdotale, agli occhi di molti, un “successo”, non ho mai cercato la carriera, mi sono sempre sentito il goffo bambino che è partito dal “Martin” (mia contrada natale) per andare a studiare e che non aveva molta voglia di farlo. Ho avuto la fortuna di provenire da una famiglia capace di grande impegno e tanta generosità e questo mi ha portato a non rifiutare nessun incarico nella certezza che il Signore mi aiuterà a fare bene quello che mi chiede, e devo dire che Lui è stato di parola e mi ha aiutato molto.
2. Non sono dotato di grandi doti, ma di due ringrazio il Signore in modo particolare: la voglia di lavorare e la continuità di impegno. Penso di poter dire che non mi sono risparmiato nel lavoro. Non sempre è stato facile o gratificante, ci sono stati momenti difficili, ma mai mi è passata la voglia di impegnarmi nel servizio che facevo. Mi ha sorretto sempre la testimonianza dei miei genitori e fratelli, e il coraggio e forza di tanti sacerdoti e laici che vivono il lavoro come servizio e per questo spendono con entusiasmo e serenità ogni momento della loro vita. Spero che l’impegno nelle cose da fare non mi abbia mai ad allontanare dalla scelta di “vivere Cristo”.
3. Ho amato le persone che ho incontrato e ho cercato di non lasciare nessuno esterno al mio amore, amando negli altri quel Cristo che è il loro presente. Mi rendo conto che non mi è stato facile dare equilibrio a questo amore, ma se ho sbagliato per eccesso o per difetto è stato per cercare un amore ancora più vero che talvolta, forse, ha allontanato anziché accogliere, altre ha accolto senza stimolare un cammino.
Queste due certezze e questi tre punti di riflessione, non hanno tolto le debolezze dalla mia vita e di questo vorrei chiedere con forza e umiltà perdono al Signore e a coloro che ho, in vario modo, offeso o ai quali non ho reso visibile la presenza del Signore.
In particolare, anche non volendo, a volte non riesco ad avere quella bontà e carità che dovrebbe essere la forza di ogni uomo che ha scelto Cristo come modello. Guardando la mia vita vedo come troppo spesso penso da uomo, amo da uomo e non “come Dio”, troppo leggo le vicende delle persone che incontro con gli occhi solo umani e non “come Dio” e di conseguenza troppo mi fermo a giudicare e non sempre supero il giudizio con quel “per tutti” con cui Cristo ha dato la sua vita. Perdonate le mie debolezze e pregate che anche il Signore le perdoni.

Ai miei fratelli: abbiate cura che niente vi separi, che la nostra famiglia abbia quella forza di unità e serenità che voi sperate dai vostri figli, per questo superate le eventuali tensioni con la forza di quell’amore fraterno che ci ha sempre legati e in tutto confidate nella certezza che il Signore ci accompagna. E, seguendo l’invito di San Paolo, gareggiate nello stimarvi a vicenda.
Accanto ai miei fratelli un grazie alla mia contrada, la fede incontra tra le poche case del Corso e del Martin è stata per me forza e continuo incoraggiamento.
Grazie alla parrocchia di Lugo per aver accolto i miei primi passi verso il sacerdozio e avermi accompagnato con la preghiera.

Ai miei nipoti: grazie per la fiducia e la stima che mi avete sempre donato, grazie per i sorrisi e la voglia di crescere che ho visto sui vostri volti, grazie per la strada che avete percorso con me, tirate sempre fuori la grinta che aiuta il cammino, ma non dimenticate mai di guardare tutti con amore.

Alle persone che mi sono state vicine, prima e durante la malattia: grazie perché mi avete insegnato la grandezza dell’amore di Dio che si fa presente nella nostra capacità di amare e mi avete provocato a dare concretezza all’amore del Signore. Voi avete conosciuto anche le mie debolezze e fatiche, perdonate le mie fragilità.

Alle parrocchie che ho servito Golosine e San Giovanni Lupatoto, all’ Azione Cattolica, al CDV, al’IDSC, alla CEI e all’ADOA: con voi ho lavorato perché tutti sentano la presenza di Dio, con tutti voi sono cresciuto e ho lavorato. Grazie della vostra testimonianza e perdonate la mia povertà e le mie scelte sbagliate e continuate a crescere nel servizio della Chiesa tutta.
Un ricordo particolare a S.Em. Il Card. Giuseppe Betori, è stata una gioia lavorare con lui, a lui davvero il mio grazie.

Alla parrocchia di Villafranca: sono arrivato ricco di entusiasmo e di voglia di lavorare con voi, dopo anni dedicati ad altro, la malattia ha un po’ frenato tutto, ma ho provato a dare tutto ciò che la salute mi permetteva. Un grazie grande per la preghiera con la quale mi avete seguito, l’ho sentita come forza e invito a fidarmi del Signore. Chiedo scusa per le mie fragilità, ringrazio tutti coloro che hanno condiviso la gioia di lavorare assieme.

Tante singole persone vorrei ringraziare, sono state la bellezza della mia vita, con loro ho scambiato ricerca e voglia di crescere, mi hanno aiutato ad essere uomo e prete.
A tutti la speranza di rivederci un giorno, accompagnati da Maria, nel regno che il Signore ha preparato per noi con il Suo grande amore.

d. Giampietro Fasani