VI ANNUNCIO UNA GRANDE GIOIA

 

Ma qual è la “grande gioia” di cui Luca parla?
Ancora dal mese di ottobre siamo invasi da pubblicità e da slogan che distolgono il motivo della gioia di cui il vangelo ci parla.
Molti oggi, all’interno di una cultura che non presenta in modo positivo e forte il ruolo del Signore Gesù, perdono di vista l’idea stessa di “Natale”, facendolo diventare:

– da Luce a un groviglio di luci
– da Dono di Dio a tanti regali
– da tempo per l’Incontro con il Signore al caos dell’invasione delle nostre città
– da tempo per recarci nella stalla di Betlemme al tempo dei mercatini…

La gioia grande di cui ci parla il vangelo è la nuova presenza di Dio in noi e nel mondo.
Dio si fa uomo, viene ad “abitare” in noi e con noi!
Noi facciamo fatica a cogliere la presenza del Signore perché ci aspettiamo un Dio che viene ad abitare tra noi con la sua potenza e risolve tutti i nostri problemi, toglie la guerra, la violenza, la malattia, la morte, la disonestà, i soprusi … cancella da mondo quello che non ci piace.

Ma il nostro Dio non è questo, è un Dio che viene ad “abitare” questo. Viene ad abitare il cuore dell’uomo perché l’uomo sia capace di valori positivi, di beatitudine. Abita il cuore dell’uomo perché l’uomo sia nuovo e dotato di un cuore nuovo, un cuore che sa amare. Abita l’uomo perché l’uomo sia capace di abitare in modo nuovo il mondo!

Non cancella la nostra umanità ma la abita, ne fa parte anche Lui fino in fondo, non si fa il Dio che comando l’uomo ma il Dio che vive con l’uomo, si fa Dio con noi!

Qual è allora la gioia?
La gioia non sta nel non avere più la nostra umanità, ma nell’avere dentro la nostra umanità la tenerezza di un Dio che dona l’opportunità di vivere con Lui tutte le situazioni della nostra vita.
Un Dio che si fa Luce nei sentieri tortuosi delle nostre scelte, che le illumina con la sua Parola, che indica strade nuove se abbiamo la serenità di cercare con Lui.
Un Dio che si fa Dono perché non ci manchi mai ciò che ci serve per vivere in pienezza le fatiche della vita, che ci offre la sua presenza tendendo la sua mano per accoglierci ogni volta che ci sentiamo abbandonati.
Un Dio che perde tempo ad aspettarci ogni volta che abbiamo voglia di incontrarlo, per stare con Lui, per parlare con Lui, per condividere il suo amore, per sfogare le nostre fragilità.
Un Dio che ci aspetta bambino nella grotta per chiederci di accoglierlo, di fargli spazio nella vita, per invitarci a prenderlo tra le braccia e portarlo a tutti, per condividere la sua presenza perché tutti possano gioire di un Dio che abita e noi e con noi.
E questa è GIOIA!!!

Buon Natale: Dio nasca in ciascuno di noi e noi facciamolo nascere nel mondo!

 

Mons. Giampietro Fasani

UNITA’ PASTORALE: IL CAMMINO E’ INIZIATO

La prima fase del Progetto: l’impegno di quest’anno. I passi di avvio 1. Primo incontro di UP: condividiamo le basi Lavoro in parrocchia: ciascun CPP affronta la realtà della sua comunità (entro febbraio). 2. Secondo incontro di UP: condividiamo l’immagine della nostra UP (entro marzo). Lavoro in parrocchia: ciascun CPP ragiona su quanto detto nell’incontro…

VACANZE SULLA NEVE A SAPPADA- 2 al 5 gennaio 2018

Iscrizioni entro il 17 dicembre o fino ad esaurimento posti. La partenza sarà martedì 2 gennaio mattina, con la possibilità di lasciare fin da subito i bagagli presso l’albergo, anche se le stanze saranno disponibili solo nel pomeriggio. Il soggiorno: è previsto presso la struttura del VILLAGGIO DOLOMITICO, loc. Piani di Luzza a Forni Avoltri,…

QUATTRO SACERDOTI PER UNA COMUNITA’

Quattro sacerdoti, quattro comunità, una nuova realtà che iniziamo a costruire: l’Unità Pastorale di Villafranca. Se ne è parlato molto negli ultimi mesi ed adesso è arrivato il momento di muovere i primi passi anche se siamo solo a quello che spesso viene definito “il taglio del nastro”. I primi interessati al cambiamento sono senz’altro…


E VENNE IN MEZZO A NOI 

“E venne ad abitare in mezzo a noi”: è lo stile che ha caratterizzato e reso unico il nostro Dio: superare la distanza abissale che separa Dio dall’uomo per venire ad abitare con noi, come noi!
Da sempre la grande sfida della chiesa è quella di riuscire ad abitare con uno stile di condivisione e partecipazione la società del proprio tempo per continuare ad essere sacramento/presenza del Dio di Gesù Cristo che in una società nomade pianta la tenda, mentre quando si sedentarizza prende casa nel Tempio.

Per secoli abitare con gli uomini del proprio tempo ha voluto dire abitare la dimensione del paese, realtà dentro la quale praticamente tutta la vita di una persona veniva racchiusa: dalla nascita in casa, alla frequenza scolastica nelle scuole del paese, al lavoro che di norma era vicino a casa. Questo mondo piccolo, semplice e coeso era abitato perfettamente dalla parrocchia che con il suo campanile e un parroco a vita ne diventava punto di riferimento totalizzante.

Quel piccolo mondo antico è ormai solo un ricordo e tuttavia l’organizzazione parrocchiale per tanti aspetti ha continuato a rimanere la stessa mentre il modo di abitare il territorio e il tempo da parte della gente si è radicalmente trasformato.

Il nostro è ormai un mondo allargato e complesso, dove le persone si muovono dentro un orizzonte molto più ampio e attraverso di loro nel piccolo di ogni famiglia si affaccia il mondo intero. Già alle medie si fanno scambi culturali con ragazzi di altre nazioni; più avanti si va in Erasmus, si va a lavorare all’estero come prima si andava nel paese vicino e viaggiare in aereo è diventato più frequente che prendere il treno. Inoltre basta andare per le strade di qualunque paese per accorgersi che mondi lontani sono venuti ad abitare in mezzo a noi.

Nasce da questi cambiamenti epocali l’esigenza per Chiesa di imparare ad abitare in modo adeguato la realtà che vive l’uomo d’oggi. Per questo le parrocchie, attraverso la creazione delle unità pastorali, stanno assumendo un volto che non è più all’insegna dell’autosufficienza ma dello scambio; i confini tra le parrocchie non sono più limiti ma ponti, proprio per accompagnare in maniera nuova, adatta al nostro tempo, il nuovo modo che l’uomo d’oggi ha di abitare il proprio territorio. Potremmo dire che si tratta di una nuova incarnazione per la Chiesa. Decisivo mi pare è che, in una forma o nell’altra, la Chiesa non perda mai la capacità di incontrare le persone in maniera assolutamente personale e non smetta mai di essere famiglia.

 

d. Daniele Cottini