VOGLIA DI RISORGERE

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VOGLIA DI RISORGERE

 

La Pasqua che abbiamo celebrato quest’anno assume un significato particolarmente forte. Dobbiamo risalire agli anni tragici della seconda guerra mondiale per trovare un altro momento in cui il dolore e la morte di tante e tante persone si sono accompagnate all’annuncio di vita della Pasqua cristiana, come sta accadendo in questi giorni di pandemia da coronavirus. Dio, leggiamo nella prima lettera di Pietro, nella sua grande misericordia ci ha fatto rinascere attraverso la resurrezione di Gesù Cristo dai morti, per una “speranza viva”. È su tale speranza che si appoggia la “volontà di risorgere” che il Vangelo trasmette a chi lo accoglie. Questa stessa volontà muove anche chiunque si trovi a vivere le «sofferenze personali o collettive che gravano sull’umanità, causate o dalla cecità della natura o dalla cattiveria o negligenza degli uomini». Sono parole del cardinale Carlo Maria Martini, contenute in un libro piccolo e prezioso intitolato appunto Voglia di risorgere. Meditazioni sulla Pasqua (è pubblicato da Mondadori e, dato che siamo “confinati in casa”, si può acquistare su internet nel sito www.ibs.it al prezzo di 6 euro). La bellezza, e la straordinaria attualità, della riflessione del cardinal Martini contenuta in questo libro, sta proprio nell’aver voluto mostrare come siano inestricabilmente intrecciate la speranza di uscire dalla «notte oscura» che è stata di Gesù nella tremenda agonia del Getsemani, fatta di angoscia e di paura, e quella di uscire dalla notte della sofferenza che anima ogni essere umano di fronte alla malattia o alla morte. E‟ la speranza, possiamo aggiungere di nuovo, che ci deve animare oggi: uscire dal buio alla luce, come promette l‟annuncio pasquale. Afferma Martini: «Penso che l‟esperienza di ciascuno può dire che quanto più ci mettiamo in gioco nella Pasqua, tanto più ci sentiamo sereni, felici, uniti con noi stessi e con gli altri, più capaci di affrontare le difficoltà». Uniti con gli altri: quando usciamo da noi stessi, dai nostri interessi e ci dedichiamo agli altri «abbiamo un riflesso di Pasqua». È quello che continua a ripetere papa Francesco. Lo ha fatto anche nella celebrazione di venerdì 27 marzo, commentando nella piazza San Pietro vuota ma rivolta in un abbraccio a tutto il mondo, il vangelo di Marco: siamo tutti nella stessa barca, nessuno si salva, in tutti i sensi, da solo. Ed ha ricordato più e più volte le parole di Gesù ai discepoli: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?». La fede ci dona la “speranza viva” della salvezza. Va accolta, dunque, e testimoniata quotidianamente. In questo modo può diventare anche risposta alla “volontà di risorgere” di tutti.
Paolo Bertezzolo