Le nostre famiglie al tempo del Coronavirus

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Enrico Masotto -Pradelle Nogarole Bagnolo
Lavoro da casa da qualche settimana… lavoro Agile, lo chiamano. Di certo, mi sento
tutto fuorché agile… mi fa male la schiena, ho il torcicollo, mi sento appesantito… ma, per fortuna, sto bene e continuo a lavorare.
Mia moglie, invece, deve garantire un “servizio essenziale”. Lavora in banca,
e tre giorni alla settimana parte per la sua missione lavorativa. Nel 2020, mi sfugge
come si possano considerare i servizi bancari, come servizi “essenziali”.
Ma questo è il 2020 del Coronavirus, non di un‟Odissea nello Spazio qualunque.
Nostro figlio vive tutto questo con la spensieratezza e la leggerezza dei suoi 5
anni. Improvvisamente travolto da una forma acuta di “papite”, si gode il tempo e,
soprattutto, le tante concessioni (TV, lotte libere, tiri a calcio, panini con la Nutella) che il papà gli offre. Effetti collaterali: interruzioni sul lavoro (con irruzioni
nelle chat lavorative e utilizzo improprio della tastiera del mio PC durante la stesura
di una mail), teledipendenza, deliri di onnipotenza… Ma è un tesoro… e io sono il suo papino…
Ogni giorno ringrazio il Signore: per il nostro lavoro, per la nostra salute, per il nostro “uomo” … per il
giardino di casa nostra che ci permette di “evadere” quotidianamente dalle comunque rassicuranti mura domestiche. Ma ogni giorno l‟ansia aumenta, aspetto con apprensione il bollettino quotidiano delle 18, che ci aggiorna implacabilmente su nuovi contagi e sulle nuove vite passate. Quando arriverà il famoso “picco”, quando potremo cominciare a sperare veramente che tutto questo passi? Quando mio figlio imparerà a calciare di sinistro?